Playing with you: Brandon the Brave

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L’avventura, il coraggio, le grandi imprese. Sono questi i tre pilastri su cui poggia virtualmente Brandon The Brave (o Riccardo Spada di Cavaliere in italiano), gioco prodotto da Haba che ho avuto il piacere di provare con i miei giovani infanti durante la sessione delle vacanze natalizie 2017.

Attratti dalla promessa di mirabolanti imprese, i due piccoli e temerari eroi hanno infatti impugnato il gioco in un’uggiosa giornata di fine dicembre, decidendo di affrontare con il coraggioso padre l’eterna pugna conto i sempre eterni nemici del male: il drago, il brigante, il malvagio rapisci pulzella e tutti i loro fieri compagni.

Partiamo dal gameplay: inquadrabile nella categoria dei giochi di piazzamento, questo titolo prevede che a turno ogni giocatore peschi e posizioni una tessera paesaggio triangolare, al fine di riuscire a ottenere un riquadro con due X adiacenti – disegnate su alcune delle predette tessere – dello stesso colore; raggiunto lo scopo, l’eroe di turno potrà completare uno degli incarichi a lui assegnati, a patto che il colore del riquadro creato sia fra i due riportati nella tessera missione stessa. Ovviamente, chi terminerà per primo tutte le proprie incombenze da provetto salvatore della patria verrà decretato vincitore.

A fianco di questa, ma efficace regola troviamo poi due interessanti aggiunte: la prima prevede la creazione di un torneo, ovvero il posizionamento di sei tessere adiacenti che, formando un cerchio di “tende” grazie ai disegni riportati su una delle loro estremità, permetterà all’indomito cavaliere di completare una qualsiasi delle sue missioni; la seconda contempla invece lo spostamento della pedina del cavaliere Smemorino ogni volta che si piazza una tessera con raffigurato un cavallo. Posizionare successivamente una tessera di fianco al poco nobile cavaliere permetterà di guadagnare un turno extra e quindi la possibilità di portare più velocemente a termine i propri compiti.

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Se da un lato la semplicità delle regole lo rende tranquillamente adatto a un pubblico comprensivo già di giocatori di quattro anni, la dinamicità del posizionamento delle tessere unito alla (piccola) dose di strategia richiesta per posizionare le tessere a vantaggio proprio (o svantaggio degli altri) rendono questo titolo facilmente appetibile anche a cavalieri più grandicelli (all’incirca dei primi anni degli elementari).

Un target ampio, che complice la possibilità di introdurre fino a quattro giocatori, lo rende particolarmente adatto per vivere qualche momento in famiglia in compagnia dei vostri figli/nipoti. Detto ciò, valutate che può essere utilizzato anche come utile introduttivo qualora vi troviate in compagnia di qualche amico da invitare nel mondo dei giochi in scatola, utilizzando la scusa dell’innocente infante per scardinare eventuali resistenze.

Chiusura di merito per i materiali che, come da tradizione Haba, risultano ben realizzati e, soprattutto, resistenti all’usura, aspetto fondamentale visto il target di riferimento.

In sintesi, direi decisamente un buon titolo, da non giocare tutte le sere causa la minaccia di un’eccessiva ripetitività – solo attutita dal fattore casualità di pesca delle tessere -, ma capace di regalare una divertente striscia di due, tre partite quando chiamato in causa, sia a casa, sia in viaggio visto le dimensioni ridotte della scatola.

Da rivedere unicamente la resa in solitario che, pur regalando una possibilità di gioco ulteriore, rischia di non essere abbastanza accattivante da spingere il giovane giocatore a recuperare in autonomia la scatola con i componenti al suo interno. Resta comunque un’opportunità da consigliare per i piccoli giocatori particolarmente intraprendenti.

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Playing with you: Jenga

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La fisicità è un elemento da valutare con attenzione quando si sceglie un gioco da proporre ai propri figli, soprattutto quando l’età di riferimento è minore ad un ipotetico limite che possiamo fissare all’incirca sui sei anni; l’intervento diretto e, in generale, la manipolazione hanno infatti un grado di attrattiva considerevole sulle piccole menti proiettate verso il futuro, spesso desiderose di mettersi continuamente alla prova per saggiare i propri limiti.

Per questi motivi, nel momento in cui ho cercato di trovare un titolo che potesse essere adatto alle mie piccole furie, sono andato con la memoria ad un gioco che, innanzitutto, era stato in grado di appassionarmi in una di quelle tipiche serate fra amici a base di caffè, thé e aneddoti vari e che, nella sua semplicità, potesse essere adatto a passare qualche pomeriggio in famiglia.

Come i più intuitivi fra voi avranno già immaginato sbirciando l’immagine in apertura, sto parlando di Jenga, recensito qui nella sua edizione originale Hasbro e reperibile facilmente anche in versioni più economiche che vanno a sostituire il legno con altri materiali.

Lo scopo del gioco è alquanto basilare: costruita la torre – formata da piani di tre elementi l’uno – , i giocatori si alternano a estrarre un pezzo alla volta, per poi posizionare lo stesso in cima alla costruzione; via via che i turni si susseguono, le fondamenta risultano sempre più pericolanti, fino ad arrivare al punto in cui l’amato grattacielo crolla in maniera inesorabile scatenando i naturali scherni dei partecipanti.

Credo risulti abbastanza chiaro che, pur nelle possibili difficoltà che i più giovani possono incontrare nell’estrarre un elemento “debole” rispetto ad uno saldamente ancorato al proprio posto, sia possibile coinvolgere tutti  i componenti della famiglia nel partecipare attivamente ad una partita; al limite, in presenza di bambini particolarmente “green”, è possibile sorvolare su alcune regole – ad esempio l’obbligo di usare una sola mano – per semplificare l’approccio, ma state pur certi che dopo una partita di rodaggio qualsiasi remora sarà stata abbandonata.

Perché consigliarvi Jenga? Sicuramente, nella consapevolezza che io per primo sto scoprendo il gioco come scuola di vita, un titolo di questo genere risulta adatto per introdurre concetti importanti: la necessità di dover aspettare il turno bilanciando la frenesia del voler dare il proprio contributo, la consapevolezza che una volta caduta la torre si può ricostruirla facendo scuola dei propri errori e, infine, la necessità di trovare un proprio limite.

Su quest’ultimo punto un aneddoto veloce: mio figlio più grande, una volta scoperto che minando la base la torre aveva più probabilità di crollare, giocava sempre la solita mossa nel malcelato tentativo di sentirsi più abile e mettere in difficoltà gli altri giocatori; spesso però questa strategia si rivelava essere controproducente, portando la partita a concludersi in una manciata di minuti (con annessa sua “sconfitta” a causa di un intervento divino). Questo approccio potenzialmente errato ha permesso di intavolare una discussione su cosa volesse dire divertirsi e giocare con gli altri, aspetto che seppur non compreso appieno (un bambino di 5 anni è sempre un bambino di 5 anni), ha reso i successivi tentativi decisamente più piacevoli. Già solo per questo, direi che l’esperienza è da considerare positiva.

Per concludere, credo che Jenga possa risultare adatto per le prossime festività natalizie, magari attendendo la fine del pranzo/cena prima di allestire il gioco e questo giusto perché il legno difficilmente si abbina con le pietanze a cui siete abituati e, soprattutto, il crollo della torre porta facilmente con sé anche il crollo di qualche altra stoviglia…

Nota a margine: come detto in apertura, è possibile trovare sul mercato diverse edizioni o addirittura sbilanciarsi in un fai da te qualora siate particolarmente abili nei lavori manuali; mi permetto solamente di consigliare di valutare con attenzione la scelta, in quanto tutto il gameplay è basato su una “perfetta” linearità dei componenti che, qualora non presente, potrebbe minare in parte il divertimento complessivo.

Playing with you: Dobble Kids

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Sempre più spesso mi trovo a pensare a quanto sia importante poter trovare qualcosa che renda il tempo passato con i miei figli proficuo; intendiamoci, per me che sono un profondo amante dei videogiochi, diventa difficile sostenere che tutto quello che rientri nella sfera del digitale sia da bollare forzatamente come negativo, ma nel tempo sto (ri)scoprendo il piacere del gioco in scatola come scuola di vita.

Sulla base di quanto sperimentato negli ultimi mesi, ho quindi deciso di offrirvi la condivisione di alcuni titoli, forte dell’esperienza diretta con i due piccoli di casa, cercando al contempo di dare qualche dritta in merito a età consigliata, durata, punti di forza e punti di debolezza, nella speranza che possa essere di comune utilità e che possa accompagnare le vostre possibile scelte in un mercato in forte espansione.

L’esordio di questa rubrica è dedicato a Dobble Kids, titolo di Asmodee Italia pensato per coinvolgere una fascia di utenza che va dai 4 anni di età; questo titolo, comunemente catalogabile nel gruppone dei “filler” (giochi di intermezzo o per brevi partite), si è rivelato una piacevole scoperta, forte di una struttura di gioco semplice e della capacità di offrire un’esperienza contemporanea per tutti i giocatori, fondamentale per il genere di pubblico a cui si rivolge.

Sinteticamente all’interno della (bellissima) confezione in latta troverete 30 diverse carte, contenente ciascuna sei animali (fra i 30 totali); la particolarità risiede nel fatto che, prese due carte, troverete sempre e solo un animale in comune fra le stesse. Le varianti di gameplay proposte si basano quindi su questo principio, portando a serrati match dove, ad esempio, ponendo una carta al centro e fornendo una serie di carte ai giocatori, si dovrà cercare di eliminare il proprio mini mazzo nominando per ogni tessera in possesso l’animale in comune con quella al centro.

Da qui, l’unico limite risiede nella vostra fantasia e devo dirvi che i miei due tester hanno trovato coinvolgente fin da subito il gioco, spiegato in pochi secondi e capace di rafforzare sia il senso di competizione/rispetto (urlare uno sopra l’altro non rientra fra le migliori tattiche), sia lo spirito di osservazione e la capacità di concentrarsi per trovare l’elemento in comune. La durata delle partite, indicativamente intorno ai 5 minuti per match, lo rende perfetto per occupare il tempo immediatamente precedente al ritiro nelle brande, a patto di riuscire a frenare il classico “ancora uno e poi basta”.

L’età di ingresso può essere abbassata ai tre anni, caso raro per il divertimento da tavola, cercando ovviamente di mediare la difficoltà fra i giocatori in caso di differenza di età; questo giusto per evitare qualche sanguigna lotta interna nel caso il risultato delle partite assuma una direzione unilaterale a favore del fratello/sorella maggiore. E non pensate che potrete cavarvela facilmente: non di rado scoprirete che lo spirito di osservazione dei vostri figli può essere più sviluppato del vostro, annebbiato dai mille impegni della vita quotidiana.

Nota a margine: esiste anche una versione per “adulti”, intitolata Dobble (l’avreste mai detto?), adatta per i bambini che hanno già affrontato l’esordio nella scuola primaria e che permette di riciclare il titolo anche per le serate fra amici.